Presentazione di Mariangela Donà – “Luigi Boccherini-Stabat Mater op. 61 per due soprani, tenore e orchestra”

Luigi Boccherini è un sommo compositore di musica strumentale: i suoi quartetti, quintetti, sestetti, sinfonie, sonate per pianoforte e violino lo pongono in primo piano nel panorama della musica strumentale europea della seconda metà del Settecento, accanto a Haydn, Mozart e al primo Beethoven. Non molto vasta è invece la sua produzione vocale profana (la zarzuela La Clementina, una cantata e alcune arie per soprano e orchestra). Nella produzione sacra, che conta due oratori, due salmi e alcune parti di messe, lo Stabat Mater spicca per l’intima bellezza e per la profonda e sincera religiosità.
Boccherini scrisse lo Stabat Mater nel 1781 ad Arenas, una località decentrata della provincia di Avila in Spagna, dove il suo patrono, don Luìs Infante di Spagna, era stato ‘esiliato’ dal fratello, il re Carlo III, per aver sposato una dama che non era di sangue reale. Arenas era un esilio dorato, un’oasi di pace e di svaghi artistici, e per il musicista lucchese, dall’anima così dolce e sensibile, era il luogo ideale per dedicarsi alla composizione, avendo a disposizione ogni giorno un’orchestra e virtuosi esecutori.
La versione originale dello Stabat Mater, scritta “per ordine di S.A.R. il Signor Infante don Luigi” (come annotò lo stesso Boccherini), era per una sola voce di soprano e archi.
Molti anni dopo, nel 1800, il compositore ne curò una nuova versione, per tre voci e archi. Le condizioni di vita di Boccherini erano assai mutate: morto don Luìs nel 1785, cessati anche i successivi patronati di Federico Guglielmo di Prussia e della famiglia Benavente-Osuna, il compositore viveva a Madrid in condizioni difficili. La nuova versione dello Stabat Mater è dedicata ad un amico di Madrid, Vincenzo Salucci, che fungeva da intermediario fra l’autore e vari editori. Questa nuova versione fu pubblicata a Napoli nel 1801 da Giuseppe Amiconi. La partitura stampata reca questo titolo: Stabat Mater a tre voci con il semplice accompagnamento di due violini, viola, violoncello e basso, composto e dedicato al Sig. Vincenzo Salucci, da Luigi Boccherini, in Madrid MDCCC, opera6l.
La trasformazione della partitura da una sola voce di soprano a due soprani e tenore con orchestra d’archi è spiegata dallo stesso Boccherini in una nota autografa da lui apposta ad una copia manoscritta della composizione, ora nella Bibliothèque Nationale di Parigi: “…per evitare la monotonia di una sola voce, per la quale fu scritto, e la troppo fatica a quest’unica parte cantante [l'autore] la ha ordinata per 3 voci, senza cambiar l’opera in niente”. In realtà alcuni cambiamenti ci sono: anzitutto gli undici versetti cantati sono preceduti da un’introduzione strumentale, che nella prima versione mancava. Si tratta però non di un brano scritto appositamente, ma del primo tempo della sinfonia in Fa maggiore op. 35 n. 4 del 1782. Anche alcune indicazioni dei titoli dei brani sono cambiati, come per il brano iniziale, che da “Grave assai” diventa “Adagio flebile”. E naturalmente l’aver distribuito il canto fra tre voci diverse realizza una assai ampia e variata sonorità e in alcuni casi un gioco contrappuntistico fra le voci.
Lo Stabat Mater è assai vicino, nella struttura e nel pathos, a quello di Pergolesi, che, pur essendo stato composto tanti anni prima (nel 1736), soggiogava ancora gli animi come modello incontrastato di religiosità commovente e tenera. Le indicazioni “flebile”, “dolcissimo”, “tutti a mezza voce”, “pianissimo”, di per sé predilette da Boccherini, sottolineano l’espressività melodica, che sa farsi dolorosa, intima e talvolta sospirante nelle appoggiature e nei cromatismi. I brani cominciano di consueto con un’introduzione strumentale, che spesso anticipa il motivo del canto e che poi viene ripresa a conclusione del brano. Predominano le tonalità di fa minore e di do minore, ma tanto più espressivi ne risultano, nei momenti opportuni, i passaggi in maggiore: come nel finale dell’opera, dove, alle parole “Paradisi gloria “, il Fa maggiore che subentra al minore evoca un profondo e pur sereno senso della morte, concludendo e sintetizzando l’intero componimento ad un elevato livello musicale religioso.

1. STABAT MATER
Adagio flebile -fa minore — 2 Soprani, Tenore
Inizia con un’introduzione strumentale pianissimo. Le voci entrano l’una dopo l’altra, “tutti a mezza voce” (e questa delicatezza della sonorità è una caratteristica di tutto il componimento). Le frasi si snodano semplici in La bemolle, fino ad uno stacco strumentale “Risoluto”, dopo di che le voci riprendono il motivo iniziale, in minore, ma con nuovo sviluppo. Gli strumenti concludono il brano.

CUJUS ANIMAM
Allegro -fa minore – 2 Soprani
II Soprano I comincia in minore, ma presto passa in maggiore,
sottolineando con cromatismi le espressioni di dolore contenute nel testo (l’anima “gemente”, “contristata” e “dolente”).Dopo il ritorno variato della frase iniziale in minore, un “Adagio assai”, estremamente espressivo, del Soprano II, una specie di recitativo accompagnato, sottolinea la mestizia delle parole “o quam tristis “.

2. QUAE MAEREBAT
Allegretto con moto – do minore – Soprano II
La continuità di questo brano è data dal motivo degli strumenti, ampiamente svolto nelle 18 battute iniziali e caratterizzato da gruppi di terzine di sedicesimi sui tempi in levare eseguiti dai violini. Su questo tessuto la voce spicca iniziando con un salto di ottava ascendente e proseguendo in discesa con appoggiature separate da pause di sedicesimi, quasi a singhiozzare sulle parole “maerebat et dolebat”. Passato in maggiore, il canto si svolge in scorrevoli sedicesimi, che però si alternano ad accenti dolenti ripetuti ben quattro volte ( “quae maerebat et dolebat, cum videbat”). Dopo un breve stacco strumentale riprende il motivo dell’inizio, con sviluppo variato fino alla sospensione di una cadenza d’inganno, dopo la quale il brano termina con le figure strumentali che l’avevano iniziato.

3. QUIS EST HOMO
Adagio assai, Recitativo — do minore – Soprano I, Tenore
È un recitativo accompagnato estremamente espressivo, affidato prima al Soprano I e poi al Tenore, con un commento strumentale altrettanto espressivo.

4. PRO PECCATIS
Allegretto – La bemolle – Tenore
Connesso senza interruzione al precedente, il brano inizia con un’estesa introduzione strumentale. Il canto, generalmente in modo maggiore, ha però accenti patetici, con cromatismi, alle parole “morientem desolatum”, mentre la frase “dum emisit spiritum” è inframmezzata da pause, in analogia col respiro che viene mero nel morente.

5. EJA MATER
Larghetto non tanto – Mi bemolle – 2 Soprani
È un duetto fra i due soprani, le cui voci si accoppiano parallele, oppure si alternano e si rispondono con bella varietà d’accenti. Notevole la parte solistica del violoncello (lo strumento di Boccherini), altamente espressiva.

7. TUI NATI JUXTA CRUCEM
Allegro vivo – Mi bemolle – 2 Soprani, Tenore
Dopo la consueta introduzione orchestrale il Tui nati si svolge in un Allegro a 3 voci di carattere energico, che è seguito da un Larghetto, in cui il Tenore intona le parole “Fac me vere tecum fiere “. Poi gli strumenti riattaccano l’Allegro come prima, che ora però viene usato per lo Juxta crucem. Ma significativamente lo svolgimento cambia alle parole “In pianeta desidero”. Procedimenti imitativi delle voci sono accompagnati dapprima da ottavi e poi da sedicesimi degli strumenti. Il materiale tematico del Tui nati ricompare alle parole “Te libenter sodare”, ma con varietà di sviluppi.

8. VIRGO VIRGINUM Andantino — Si bemolle – Soprano I
Una limpida, intima e celestiale semplicità compenetra tutto il brano, dove il violino ha una parte di protagonista accanto alla ‘dolce’ melodia del Soprano, che procede modulando attraverso tonalità maggiori e minori e si svolge in una linea articolata anche in fioriture mai fine a se stesse. Una cadenza alle parole “tecum piangere” sospende il decorso melodico. Gli strumenti concludono il brano nella tonalità di Si bemolle.

9. FAC UT PORTEM
Andantino – Fa maggiore – Soprano II
La partecipazione alla passione e alle piaghe del Signore è espressa da una tenera siciliana in 6/8, prima in maggiore, poi anche in minore. I motivi del canto sono riecheggiati dai violini. Come stacco fra la prima parte, che termina con una cadenza sulla dominante, si ha la ripresa del motivo iniziale, ora in minore, un assolo ‘dolcissimo’ del violoncello, che si ripete anche dopo la cadenza finale del Soprano, prima della conclusione ad opera degli strumenti.

10. FACMEPLAGIS
Allegro giusto – do minore – 2 Soprani, Tenore
È un brano di robusta struttura polifonica, basata su una figura drammatica enunciata dapprima da viola e violoncello e poi elaborata in serrati procedimenti imitativi dalle voci e dagli strumenti, che alla fine sfumano in un piano delle voci e pianissimo degli strumenti alle parole “confoveri grafia “.

11 .QUANDO CORPUS MORIETUR
Andante lento -fa minore – 2 Soprani, Tenore
Nel brano finale, dominato da un profondo ma sereno senso della morte, culmina lo Stabat Mater di Boccherini. Si ritorna alla tonalità iniziale del componimento, fa minore. Inizia pianissimo uno staccato del contrabbasso e i violini espongono una figura a scala discendente. Entrano le voci con il
versetto della morte, sempre piano. Un breve passaggio in Fa maggiore accompagna le parole “Paradisi gloria”. Ma subito “quando corpus morietur” è sillabato piano dal Soprano su una figura cromatica discendente di quarta, formula simbolica del dolore usata in ogni epoca per alludere alla Passione di Cristo. Al ritorno delle parole “Paradisi gloria ” si passa definitivamente in Fa maggiore e all’epilogo ‘dolcissimo’, in cui sull’Amen intonato dalle voci s’intrecciano vari disegni dei violini, fra i quali singolare quello ripetuto più e più volte sino alla fine del brano e che compare anche nel Quintetto op. 60 n. 6 del 1801.

Mariangela Donà

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