Presentazione di Mariangela Donà – “L’infedeltà delusa”

Nel 1773 Haydn era già da dodici anni a capo dei musici dei principi Eszterhàzy, in quella specie di regno incantato (“das Eszterhazysche Feenland”, “regno delle fate”, lo chiamò Goethe), costituito dalle immense proprietà di questi principi e che rappresentava quasi uno stato nello stato entro l’impero asburgico. Situati presso la città di Sopron (Oedenburg) e il lago di Neusiedl, non molto lontano da Vienna, questi possedimenti comprendevano un immenso territorio, con tre castelli principali, palazzi, case e interi villaggi, oltre a campagne, foreste e parchi. Il principe regnante era allora Nicolaus, detto “il magnifico”, padrone assoluto ma paterno, raffinato amante del lusso e delle arti, ma anche sollecito del benessere dei suoi sudditi: un vero modello di “assolutismo illuminato”. Sotto di lui Haydn operò per 30 anni, fino al 1790, come Kapellmeister dell’orchestra principesca e come compositore. Era tenuto agli obblighi professionali (fra i quali quello di fornire una quantità di composizioni per “baryton”, un curioso strumento a corde simile alla viola da gamba, che il principe si dilettava a suonare); ma il suo genio ebbe evidentemente modo di esplicarsi con tutta la libertà che i suoi capolavori attestano.
Da qualche anno il principe aveva fatto costruire un nuovo meraviglioso palazzo: Eszterhàza, che veniva ad aggiungersi a quelli di Eisenstadt e di Forchtrenstein e che divenne presto la sua residenza preferita. Situato fra artistici e curatissimi giardini e immensi parchi naturali, il palazzo univa la bellezza architettonica al fasto di sale per feste, ricevimenti e concerti. C’era un teatro d’opera e un teatro per le marionette. In questo sito prestigioso ebbe luogo, il 26 luglio 1773 (giorno di S.Anna), la prima rappresentazione dell’Infedeltà delusa, definita sul libretto “burletta in due atti”, composta da Haydn per festeggiare la visita e l’onomastico della principessa Maria Anna, nata Lunati Visconti, vedova del principe Paul Anton Eszterhàzy, fratello di Nicolaus e suo predecessore nel titolo, morto nel 1762. Sotto quel principe, nel 1761, Haydn aveva iniziato il suo servizio come vice-maestro di cappella. Dopo la rappresentazione il castello e il parco furono illuminati e gli ospiti parteciparono a un ballo in maschera. Il giorno dopo ci fu un altro ballo e fuochi d’artificio.
Cinque settimane dopo, il 1° settembre, l’opera fu rieseguita per un’occasione ancora più importante: la visita di stato dell’imperatrice Maria Teresa. Particolareggiate relazioni dell’epoca parlano del vivo successo riportato dalla “opera italiana” eseguita alla presenza dell’imperatrice. Il giorno dopo fu eseguita una “opera tedesca” del medesimo signor Haydn: Philemon und Baucis, “operetta per marionette” rappresentata nell’apposito teatro di Eszterhàza. Maria Teresa, la cui persona, a quell’epoca, recava i segni dell’età (56 anni), delle malattie (aveva avuto il vaiolo ed era oppressa dalla pinguedine) e del dolore (era inconsolabile per la morte dell’adorato marito, l’imperatore Francesco I, deceduto improvvisamente nel 1765), era certo in grado di valutare e apprezzare le produzioni musicali, poiché ella stessa, quando era giovane e bella, aveva cantato arie d’opera ed era grande ammiratrice di Hasse e di Metastasio; particolare valore fu dunque attribuito alla frase che ella sembra aver pronunciato: “Se voglio ascoltare buone opere, devo andare a Eszterhàza”.L’infedeltà delusa è una deliziosa opera italiana, ambientata fra i contadini toscani, ed è sorprendente come Haydn abbia saputo rendere lo spirito, gli umori e le astuzie di questi personaggi paesani, così tipicamente toscani anche nelle espressioni verbali, con una musica scintillante, piena di brio, ma anche di tratti patetici e lirici, e talora di impeto travolgente. Il nome dell’autore del testo poetico non appare in nessuna delle due edizioni del libretto, relative alla rappresentazione del 26 luglio e a quella dei primi di settembre 1773, entrambe stampate Oedenburg da Joseph Siess (il testo è identico in entrambe). L’attribuzione del libretto a Marco Coltellini è stata possibile basandosi su un libretto dello stesso titolo, relativo a un “dramma giocoso per musica” di Michele Neri Bondi (o Sondi Neri), un prolifico autore fiorentino di opere comiche, rappresentato a Firenze nel 1783; questo libretto reca la scritta: “La Poesia è del Quondam rinomato Sig. Marco Coltellini”. Il testo, pur con varianti e differenze, è senza dubbio il medesimo di quello musicato da Haydn. Marco Coltellini, poeta considerato livornese (anche se recentemente si è scoperto essere nato a Montepulciano il 4 maggio 1724), era aperto a interessi e iniziative culturali progressiste; oltre che poeta, egli era anche editore, stampatore e libraio a Livorno. Fu lui a stampare il libro di Cesare Beccarla Dei delitti e delle pene, che non era potuto uscire in Lombardia; e inoltre, con Ranieri de1 Calzabigi, tentò di diffondere nei paesi tedeschi l’edizione italiana dell’Encyclopédie. Ciò spiega alcuni tratti di avversione ai potenti in favore dei ceti popolari, e addirittura quasi un accenno di femminismo, che si ritrovano nel libretto dell’Infedeltà delusa. Come librettista, Coltellini seguiva le idee di Calzabigi sulla riforma dell’opera. Fra i suoi libretti, Ifigenia in Tauride e Antigone di Traetta, Il Telemaco di Gluck, La fìnta semplice di Mozart. Trasferitesi a Vienna verso il 1763, è inesatto affermare che Coltellini divenne il successore di Metastasio come poeta cesareo, poiché Metastasio rimase tale fino alla morte (1782). Fu, più verosimilmente, “imperiale poeta di teatro”. Nel 1772 lasciò Vienna per San Pietroburgo, chiamatovi da Caterina II, e là morì nel 1777. Stando così le cose, pare certo che il libretto dell’Infedeltà delusa non sia stato scritto da lui per la rappresentazione a Eszterhàza (nel 1773 egli era già in Russia). Con ogni probabilità il libretto risale agli anni in cui Coltellini era ancora in Italia e fu ripescato , e forse ritoccato , a Eszterhàza. probabilmente ad opera del tenore Cari Friberth, che, oltre a cantare, sapeva anche scrivere libretti italiani e comporre musica. Nella “burletta” egli impersonò Filippo. Gli altri interpreti (in entrambe le rappresentazioni) furono: sua moglie Magdalena Friberth (figlia del tenore Johann Michael Spangler, che aveva molto aiutato Haydn a Vienna, prima dell’assunzione da parte degli Eszterhàzy). Questa cantante doveva essere una grande artista: Haydn scrisse per lei la grande parte di Vespina, che richiede doti di attrice e cantante di alto livello. C’era poi la coppia Leopold e Barbara Dichtler, tenore e soprano. Leopold Dichtler, che impersonò Nencio, doveva avere allora una voce eccezionale, quale era richiesta da questa parte, specialmente nell’aria del I atto “Chi s’impaccia di moglie cittadina”. Barbara Dichtler (Sandrina) doveva essere un soprano leggero, capace di accenti nobili ed espressivi, come richiede in particolare l’aria del II atto “E1 la pompa un grand’imbroglio”. Barbara Dichtler, tre anni dopo, cadde morta in scena mentre cantava la parte di Belinda nell’Isola d’amore di Sacchini. Christian Specht (Nanni) era un basso dalla voce straordinariamente estesa. Quando la perse, continuò a prestare servizio presso gli Eszterhàzy in qualità di suonatore di viola, e anche di accordatore di strumenti. Come si vede, tutti i musicisti e cantanti “in attuai servizio di S.A. il Prencipe Esterhàzy” (come indica il libretto) erano persone di valore, spesso dotate di talenti e capacità molteplici, e tutti assistiti a vita da uno stipendio e una pensione da parte dei principi.La trama della “burletta” s’impernia sul tentativo, goffamente prepotente, messo in atto da Filippo, padre di Sandrina, per costringere sua figlia a lasciare il fidanzato Nanni, fratello di Vespina, perché contadino povero, e sposare invece Nencio, contadino benestante, il quale però è amato da Vespina e già suo fidanzato. Sandrina, “ragazza semplice”, si dispera: a lei non interessa la ricchezza, anzi preferisce la povertà: “Pane, e cipolla, ed il mio Nanni”, e poi, “E1 la pompa un grand’imbroglio”. Ma per suo padre “Le ragazze non hanno volontà”; “S’ubbidisce e si tace”. Ma contro questo padre-padrone maschilista Vespina, con l’aiuto di suo fratello Nanni, prepara una serie di imbrogli per sventare il progettato matrimonio fra Nencio e Sandrina, riunire Nanni e Sandrina e riportare a se stessa l’infedele Nencio. Ci riesce con una serie di trucchi e di travestimenti, e alla fine Sandrina e Nanni si sposano e lei stessa recupera il suo Nencio. Vespina, “giovane spiritosa”, è la protagonista della vicenda: piena d’iniziativa, mette nel sacco gli uomini, debellando i due volgari affaristi e manipolando il sempliciotto suo fratello. Così difende l’impacciata e inerme Sandrina. Abbiamo dunque il trionfo dell’intelligenza e dell’abilità femminili, per il raggiungimento di una buona causa. In tutto il libretto si sottolinea la contrapposizione di povertà e ricchezza, e anche di campagna e città, con netta preferenza per i valori schietti del mondo semplice ed umile contro la falsità e l’artificio della pompa e del lusso. Anche l’infedeltà era nata dal desiderio di ricchezza, e resta delusa e schernita da chi, disprezzando la ricchezza, fa prevalere l’autenticità dei sentimenti e dell’amore. “Così castigasi l’infedeltà”. E’ questo il nuovo spirito che circola nel sentire sociale ed etico del Settecento e che trova in Figaro la sua espressione. La realizzazione musicale di Haydn è un esempio eminente della capacità di cogliere il senso delle situazioni, di caratterizzare i personaggi, di penetrare e rappresentare sempre la psicologia di ognuno di essi con grazia, misura e inesauribile ricchezza di idee musicali. Non c’è un solo momento di caduta o ristagno dell’interesse nello svolgersi della vicenda, la lieve trama burlesca si snoda brillante e divertente. Il vivace testo italiano è messo in risalto dalla musica con una perizia e padronanza della lingua che nulla hanno da invidiare ai compositori italiani. Sarà forse che gli italiani facevano veramente scuola in tutti i paesi: certo Haydn a questa scuola aveva imparato bene, aggiungendovi di suo la maestria del proprio genio. Pur iscrivendosi negli schemi dell’opera comica italiana, L’infedeltà delusa ha tratti che non sono di routine, a cominciare dalla straordinaria introduzione (“Bella sera”), un brano d’insieme concertato dai personaggi, che ha altrimenti riscontro soltanto nei finali d’atto. Gli altri brani d’insieme sono naturalmente i due Finali. C’è un solo duetto (I, 5: “Son disperato”, Vespina, Nanni), movimentato per la rabbia di fratello e sorella traditi, che giurano vendetta. Tutti gli altri pezzi sono arie dei vari personaggi, ognuna efficace a tipizzare un carattere o a rappresentare una situazione. Sandrina, Filippo e Nencio hanno due arie ciascuno, Nanni un’aria e un duetto, ma Vespina ha quattro arie e un duetto, oltre ai suoi brani di spicco nei Finali: è dunque la protagonista incontrastata. La scrittura vocale attesta l’alta qualità dei cantanti che Haydn aveva a disposizione. Per tutte le voci si richiede un’estensione notevole, talvolta eccezionale, e inoltre raffinatezza tecnica, agilità e virtuosismo, ma non ostentati e fini a se stessi, bensì sempre con funzione espressiva e aderenza al senso delle parole e al momento dell’azione. Dei due tenori (Filippo e Nencio), Filippo è un personaggio di netto rilievo: teso al tornaconto materiale, padre dispotico, intollerante dello smacco subito da parte di Nencio. Le sue arie rispecchiano questi aspetti: nell’aria “Quando viene a far l’amore” (I, 1) egli mostra la sua rozza furbizia insegnando alla figlia come deve respingere Nanni e dichiarando “Son tuo padre e vo’ così”. Nell’altra grande aria “Tu sposarti alla Sandrina” (II, 4) H.C.R. Landon ravvisa un punto culminante, un pilastro dell’opera, anche per l’impiego della tonalità di Do maggiore e dei corni di Do alto, come nell’Ouverture, nonché per la straordinaria aderenza della musica, oscillante fra maggiore e minore, alle vizi e di peccati” e “senza amor né carità”. Nanni (basso) è ben caratterizzato nel suo Filippo (“Non v’è rimedio, I, 3) e nel desiderio (duetto “Son disperato”). Nencio (tenore) ha s’impaccia di moglie cittadina” (I, 6), sul tipo di serenata italiana in 6/8 accompagnata da chitarra, con eccezionale est sopracuti, e l’altra aria “Oh che gusto!” (II, 6), di rivi: Filippo. Sandrina è un personaggio dolce e rassegnato, fermo nel suo amore per Nanni. La sua aria “Che imbroglio è questo” (I, 2) è agitata e affannosa; l’altra aria “E1 la pompa un grand’imbroglio” (II, 8) esprime invece il suo disprezzo per la ricchezza e il suo desiderio di pace, con fini passi di agilità. E infine Vespina: la sua grande parte si articola, come si è detto, in quattro arie, un duetto e due finali. Ci sono i momenti nei quali Vespina rappresenta se stessa (aria “Come piglia sì bene la mira” -1, 4 – il duetto “Son disperato”, l’aria “Ho tesa la rete” -II, 7), e ci sono quegli altri in cui agisce travestita (come vecchia cadente: “Ho un tumore in un ginocchio” – II, 2 – come servo tedesco: “Trinche vaine allegramente” – II, 5 – come notaio: “Nel mille settecento”, Finale II). Sempre la freschezza dell’invenzione e l’aderenza a così diverse situazioni rendono delizioso l’ascolto. Particolarmente spassosa (anche nel libretto) l’aria del finto servo tedesco, che riproduce l’immagine molto diffusa e tradizionale in Italia del tedesco ubriacone che storpia la lingua italiana.
La partitura autografa dell’opera, che si conserva a Budapest, manca della sinfonia iniziale, che nell’edizione critica è stata ricostruita da un frammento autografo e da una delle Sei sinfonie a grand’orchestra op. 35 di Haydn, pubblicata a Vienna nel 1782/83.

L’infedeltà delusa è un vero capolavoro e segna il culmine di quella fase dello etile operistico di Haydn che era cominciata con La canterina (1766). Durante la vita di Haydn l’opera fu ripresa una sola volta a Eszterhàza nel 1774 e poi fu dimenticata. Fu riscoperta negli anni ’60 di questo secolo in Ungheria e in Olanda e da allora ha conquistato il pubblico di molti paesi con rappresentazioni e registrazioni discografiche.

Mariangela Donà

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