Presentazione di Mariangela Donà – “Il cantico de’ tre fanciulli”

La prima versione dell’oratorio Cantico de’ tre fanciulli fu composta dal trentacinquenne Johann Adolf Hasse per incarico dell’Elettore Federico Augusto 11 di Sassonia presso la cui corte, a Dresda, egli era maestro di cappella. L’oratorio fu eseguito nella cappella di corte il Venerdì Santo (23 aprile) 1734; all’esecuzione partecipò anche Faustina Bordoni, celebre cantante veneziana sposata da Hasse nel 1730 e sua compagna nella vita e nell’arte.
L’impegno con Dresda, che sarebbe continuato fino al 1763, era stato preceduto e si sarebbe anche in seguito alternato con soggiorni di Hasse in Italia (specialmente a Venezia) e a Vienna. Hasse e Faustina arrivarono dall’Italia soltanto agli inizi del febbraio 1734: probabilmente la musica dell’oratorio era già stata scritta in parte a Venezia. Il libretto era di Stefano Benedetto Pallavicini, figlio del compositore Carlo originario di Salò, che alla fine della sua vita si trovava a Dresda dopo aver dominato per anni con le sue opere i teatri di Venezia.
Stefano Benedetto divenne a 16 anni poeta di corte a Dresda, dove ricoprì anche incarichi politici e dove morì nel 1742. Fu prolifico autore di libretti di opere, oratori e cantate, musicati da Lotti, Handel, Steffani e soprattutto da Hasse, sebbene le sue doti poetiche non fossero eccezionali, tanto da farlo qualificare da alcuni come un mediocre epigono di Metastasio. Il Cantico de ‘ tre fanciulli fu il primo di otto oratori (tutti su testi italiani) che Hasse scrisse per la corte di Dresda fino al 1750. Dopo la prima esecuzione del 1734 esso fu ripreso sia a Dresda (1743, 1763), sia a Varsavia e a Praga sempre nella forma originale, salvo qualche lieve modifica. Dopo 40 anni, nel 1774, ecco la seconda versione del Cantico, questa volta a Vienna, dove Hasse aveva abitato fino al 1772. L’occasione di riprendere sua antica partitura fu offerta a Hasse dall’incarico, conferitegli dalla “Tonkunstler-Societat”, di fornire un secondo oratorio dopo che nel dicembre 1772 era stato eseguito l’altro suo oratorio S. Elena al Calvario (anche questo in seconda versione rispetto alla prima stesura di Dresda, 1746). La “Tonkunstler-Societat” era stata fondata nel 1771 da Florian Gassmann, maestro di cappella della corte viennese, come associazione per assicurare la pensione alle vedove e agli orfani dei musicisti austriaci; i proventi le derivavano principalmente da quattro concerti a pagamento, che si tenevano ogni anno, due nel periodo dell’Avvento e due in Quaresima, presentando due oratori nuovi: in quei periodi i teatri d’opera erano chiusi e perciò si eseguivano oratori. Hasse, ormai in età avanzata, non si sentì di comporre opere ex nova e perciò riesumò le vecchie partiture dei suoi due oratori, rivedendole e ritoccandole. Per il Cantico quarant’anni erano passati, sia per l’autore che per lo stile, il gusto, le usanze della musica. Inoltre i mezzi esecutivi di cui disponeva la Tonkiinstler-Societat (180 esecutori) erano ben maggiori del complesso di Dresda, per il quale l’oratorio era stato scritto. Per questi motivi il confronto tra le due versioni del 1734 e del 1774 offre molti elementi interessanti, come evidenzia pure Alberto Viarengo, anche se la musica fondamentalmente rimase la stessa.

Mentre per la prima versione non esiste più l’autografo, per la versione del 1774 la partitura autografa è conservata nella biblioteca del Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Questa biblioteca, infatti, nel 1813 acquistò dalla figlia di Hasse (morto a Venezia nel dicembre 1783) il “corpus” delle sue musiche manoscritte, per la maggior parte autografe, e offre così, accanto alla Stàchsische Landesbibliothek di Dresda, la principale fonte per lo studio delle opere di Hasse.
La nuova versione del Cantico fu scritta da Hasse a Venezia, dove si era definitivamente ritirato dopo aver lasciato Vienna nel 1772. L’età avanzata e le condizioni di salute (soffriva di gotta e di artrite) sconsigliarono al musicista di recarsi a Vienna per dirigere di persona l’esecuzione del Cantico nel periodo dell’Avvento (dicembre 1774). Forse anche per questo, e cioè dovendo affidare ad altri la direzione dell’esecuzione, le indicazioni agogiche ed esplicative di come egli voleva che la musica fosse eseguita sono sulla partitura autografa spesso molto precise e particolareggìate; per esempio: “Grave ma non troppo “, “Andante amoroso, ma non lento “, “Andantino vivo e perciò non flebile essendo l’aria da farsi alquanto amorosa ma non patetica mentre ne ‘dovuti siti deve aver il suo brio e molta espressione “, indicazioni preziose anche per i posteri che vogliano eseguire la partitura. 11 coro finale La grand’Opra fu intitolato da Hasse Coro Ultimo, forse pensando che il Cantico fosse la sua ultima grande opera.

L’argomento dell’azione sacra è preso dall’Antico Testamento (Daniele 3). Anania, Misaele e Azaria, tre giovani ebrei in cattività presso Nabucodonosor, re di Babilonia, si rifiutano di adorare una statua d’oro, idolo imposto dal re e proclamano la loro fede nel Dio d’Israele. Per punizione vengono gettati in una fornace ardente, ma un angelo inviato da Dio li fa uscire miracolosamente incolumi. Mentre essi cantano le lodi dell’Altissimo, Nabucodonosor riconosce l’onnipotenza del Dio d’Israele.

Mariangela Donà

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