Due composizioni sacre per soli, coro e orchestra di J. S, BACH , padre, e di J.Ch. BACH figlio.

Basilica di S. Maria presso S. Satiro via Torino 17/19, Milano

“Due composizioni sacre per soli, coro e orchestra di J. S, BACH , padre, e di J.Ch. BACH figlio.”

Ars Cantica Choir
Orchestra Ensemble Musica Rara
(Arnold Bosman Direttore)
Laura Aikin Soprano
Gianluca Belfiori Doro Tenore
Alessandro Svab Basso

Giovedì 18gennaio 2001 ore 21.00 con replica domenica pomeriggio 21 gennaio 2001 ore 15.30 nella Basilica di Santa Maria presso San Satiro via Torino 17/19 Milano, l’Associazione Musica Rara presenta due composizioni sacre per soli, coro e orchestra di J. S, BACH , padre, e di J.Ch. BACH figlio.

In questo concerto si mettono a confronto due pagine sacre del padre e del figlio e più precisamente il celebre Magnificat BWV 243 di Johann Sebastian e il Gloria in sol di Johann Christian. Il Magnificat, nella versione finale in Re maggiore (1730-32) è conservato in uno degli autografi più curati del grande compositore, e testimonia all’importanza che l’autore attribuiva all’opera. L’ampio organico orchestrale, con trombe, flauti, oboi d’amore e la scrittura corale a 5 parti rendono giustizia all’importanza del testo latino. Una costruzione ‘ciclica’ unisce i due brani del padre e del figlio: ambedue riprendono la stessa musica in chiusura. Mentre il Magnificat conserva ancora l’aria a ‘basso continuo’ il Gloria ne dispensa, però conserva la scrittura concertante nelle aria. Nelle aria del Magnificat ci sono ancora molti esempi di un ‘madrigalismo’ tipico del barocco: così inevitabilmente il coro a tutti voci canta ‘Omnes generationes’, mentre nell’aria del tenore si sente una scala descendente sulla parola ‘Deposuit’.
Johann Christian Bach (Giovanni Cristiano per gli italiani), decimo figlio del grande Johann Sebastian, fu detto “il Bach milanese”, perché’ a Milano passo’ in gioventù’ cinque anni di apprendistato. Gli insegnamenti che non aveva fatto in tempo ad avere da suo padre (morto quando egli era quindicenne), il giovane Johann Christian li cercava in Italia dal più’ celebrato maestro dei tempo, il padre Giovanni Battista Martini di Bologna. Ma l’Italia lo attirava anche come patria dell’opera: egli infatti fu l’unico nella schiera dei Bach, legati alla chiesa evangelica e alle cappelle delle corti germaniche, a sentire il fascino del teatro d’opera italiano e a dedicarvici poi con successo. A Milano trovò un protettore nella persona del conte Agostino Litta, che lo ospito’ nel suo palazzo, gli fece prendere lezioni dal padre Martini e si adopero’ per fargli ottenere quella che, secondo lui, era la sistemazione più’ conveniente e sicura: un posto di organista nel Duomo di Milano. Così Johann Christian, che voleva fare l’operista, si trovò a dover coltivare invece la musica sacra cattolica sia come esecutore che come compositore e addirittura si converti’ al cattolicesimo. Ma si fece onore anche in questo campo. Gli anni passati a Milano ,dal 1757 al 1762, anno in cui si trasferì a Londra invitato a comporre due opere per il King’s Theatre furono quelli nei quali nacquero numerose composizioni strumentali e tutte le sue composizioni religiose, che furono una trentina fra musiche ,per la messa, i Vespri, l’ufficio dei defunti, mottetti e altre composizioni liturgiche.Il Gloria in sol maggiore è del 1759-60 (come si desume da una lettera dell’autore al padre Martini) ed e’ una fra le più felici fra le composizioni sacre di Johann Christian Bach. Scritto per quattro voci soliste, coro a quattro voci, 2 oboi (o due flauti), 2 corni e b.c. per l’organo, si articola in nove brani. Di grande rilievo e potenza è il coro n.6, Suscipe deprecationem una possente doppia fuga, che dimostra la padronanza del contrappunto raggiunta da Johann Christian, certo grazie agli insegnamenti di Padre Martini, se non all’ombra del Padre della Musica.
Anche i brani solistici (arie per contralto, per tenore e per basso, duetto e terzetto ), sempre precedute da ampie introduzioni orchestrali, sono improntati a cantabilita’ della linea melodica e si modellano sul tipo della vocalità profana e operistica del tempo, anche per lo spazio concesso ai passaggi virtuosistici.

Johann Sebastian Bach – Magnificat BWV 243 d

Johann Christian Bach – Gloria in sol

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