ELZEVIRO IL «RUGGIERO» A MILANO – Metastasio e Hasse doppia giustizia

02 giugno 2000 – “Corriere della Sera”

ELZEVIRO Il «Ruggiero» a Milano Metastasio e Hasse doppia giustizia di PAOLO ISOTTA Q ui diremo d’ un tramonto pieno di melancolia e dignità, affrontato insieme da due creatori che Storia ed elezione vollero quasi faccie della stessa medaglia. Quando, anni or sono, alcuni mediocri sprecarono per il cinema e la pagina un argomento dal raro fascino quale la vita del grande Farinelli, che nel Settecento incarnò più d’ ogni altro l’ eroismo e l’ erotismo virili idealizzati nel timbro, non asessuato come vulgo si vuole, ma sintesi del meglio del virile e del muliebre, quello del castrato: s’ ebbe modo, da chi almeno l’ epistolario con Metastasio s’ era letto, di sottolinearne l’ urbanità, la cultura, la perfetta raffinatezza dei modi, l’ intelligenza, il carattere dolcissimo. Tale condivideva col «gemello amatissimo», il poeta. Era questi fra gli uomini più amabili, più delicati, più profondamente buoni che mai vivessero. Un altro «gemello» ebbe, seppure ben meno stretto fosse il rapporto. Si chiamava, tutti a questo punto lo sapranno, Giovanni Adolfo Hasse, amburghese di nascita, «il Sassone» per antonomasia, italianissimo, anzi napoletanissimo in fatto, il quale, a partire dal quarto decennio del secolo, accordò singolarmente il genio proprio con quello di Metastasio nel coniare quel genere internazionale ma napoletano di seme che si può denominare brutalmente alla tedesca «Opera-concerto» per via dell’ astrazione sentimentale commessa a ogni singola Aria, monade questa in serie di monadi, l’ azione ridotta a mero sostegno. Meglio si dirà «Opera del Classico incipiente», giacché qui avvenne la definitiva svolta linguistica ed estetica rispetto al Barocco. Diede fra i primi idioma musicale ai perfetti versi di Pietro, ne interpretò l’ intenzione nel rapporto fra metrica, significato, affetto e melodia. Sposò uno dei più celebrati soprani del secolo, fu rivale di Händel a Londra, maestro della sontuosissima corte elettorale e reale di Sassonia, praticò dopo intense amarezze Vienna, si spense tristemente a Venezia nel 1783, essendo nato nel 1699. Del secolo non fu tra i compositori sommi, certo fra i più importanti per ciò che rappresentò in termini di storia del gusto e l’ alta qualità del dell’ impegno artistico. Il comune tramonto di Metastasio e Hasse si lega strettissimamente a Milano. Consiste nel Ruggiero, ultimo Melodramma dell’ uno e dell’ altro, che Maria Teresa aveva voluto il 16 ottobre 1771 ad allegoricamente celebrare le nozze del figlio Ferdinando con la modenese Maria Ricciarda Beatrice d’ Este. Per ambo gli autori somma disgrazia, di là dal merito, fu che le feste continuassero la sera seguente con l’ Ascanio in Alba, frutto del secondo viaggio milanese dell’ adolescente Mozart: e l’ Ascanio, per essere o apparire alla moda, non meno capolavoro resta. L’ arciducale commissione stanò non senza loro fastidio poeta e musicista. Sapevano d’ aver fatto il tempo loro, che nulla varrebbe a riesumarli dal rispettato oblio: e così andò. Ora, il Ruggiero è stato eseguito due volte a Milano nel corso degli ultimi giorni senza che nessuno riferisse di un vero «evento». Non blatereremo di clamorosa ingiustizia storica riparata, della rinascita d’ un capolavoro dimenticato. Si parlerà piuttosto del fatto che, in un’ esecuzione esemplare, s’ è potuto ascoltare il rarissimo esempio di un prodotto tipico d’ un’ arte tipica al suo più alto livello: una sorta di preziosa anteprima offerta dall’ Università Bocconi, allestimento pubblico in Conservatorio. Ancora una volta, le migliori scoperte nell’ ambito della musica pre-repertorio si debbono all’ iniziativa discreta e intelligente dell’ «Associazione Musica Rara». S’ è detto dell’ idealizzazione eroica ed erotica nella voce del castrato. Hasse è fra i più illustri inventori d’ una modellatura della melodia ora lunga ora spezzata per frammenti giustapposti, simmetrica ma a volte capricciosa, ove la naturale plasticità della parola si allea all’ arabesco musicale inteso quale valore in sé; l’ ethos e il suo contrario convivono con grazia irripetuta. M a la calma grandezza e nobile semplicità che l’ epoca giudicava connotati della bellezza classica, e noi del Classico quale epoca della Storia musicale, sono presenti in troppe Arie di quest’ Opera, alcune delle quali (le prime due di Ruggiero, alcune di Bradamante) entrano di diritto nell’ antologia delle splendide del secol loro anche per la rifinitissima fattura. La forza inventiva congiunta al coraggio di tessere pazientemente il filo delle proprie convinzioni e convenzioni estetiche caratterizza l’ ultimo Hasse. Del maestro Arnold Bosman, promotore dell’ impresa e concertatore di ogni volta più sorprendente bravura e coraggio, s’ è sovente parlato. Mentre chi scrive è debitore, grazie a un suo miracoloso rappresentante, d’ una palinodia al ceto dei «contraltisti», del quale egli in punto di diritto nega la liceità. Quando si trova di fronte a un Luca Belfiori Doro, dalla voce risonante, omogenea, estesa e vellutata, non gli resta che la felicità di rendergli omaggio. Ma non farà di meno di fronte alla Bradamante di Silvia Bossa, qualificantesi soprano leggero laddove la sua parte, estesa e insistente sui centri, è quasi da «drammatico»: il saggio uso che farà della voce consentirà al giovane talento di essere insieme «lirico» e «leggero». Il dominio della «coloratura» impone di ricordare un altro vigorosissimo soprano travesti, Alla Simonischvili, mentre l’ esperto tenore Robert Chafin, costretto tra il baritoneggiare e il falsettone, mostra quanto antico il modello del tenore rossiniano «serio» sia.

Paolo Isotta

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